Pregiudizi cancellati

come disegni di sabbia

baciati dal vento.

Sguardi di una speranza

Infinita ,

parole,

semplici suoni

di una melodia ispiratrice.

La gioia di un giudizio

che non c’è ,

ha illuminato la mia libertà.

Alberto Ramundo da “ Il respiro di un cammino “

Precarietà

Gemono nella polvere ignari

frammenti di storie

rarefatti dal soverchiante passato.

Ripensate oggi a quel vissuto

sepolto chissà dove

vanifica il tuo sorriso

precario come i fiori e il vento

che porta via i petali appassiti.

Non sanno dirmi dell’avvicendarsi

se distrugge o ricrea.

Donato Danza da “ Parole Alate

BASILICAT SEXY...IL PRESIDENDE NON E' DA MENO


MINA' DAL MANIFESTO

Stadio di follia
Un calcio sotto ostaggio
Gianni Minà



In un paese dove presunti tifosi di calcio assaltano i commissariati di polizia e le sedi delle istituzioni sportive, per rivalersi della morte di uno di loro per mano di un poliziotto, è difficile tentare una riflessione seria sulla salute civile della nostra società. Ci proverò con la franchezza che deve essere l'obbligo di un cronista che, come me, ha cinquanta anni di professione.1- Siamo in un paese dove un poliziotto si sente autorizzato a sparare ad altezza d'uomo. La versione ufficiale che viene subito divulgata afferma che si tratta di un tragico errore, che il poliziotto avrebbe sparato in aria per far smettere una rissa fra ultrà di fazioni opposte. Secondo Repubblica, il capo della polizia conosce nei dettagli prima di tutti quello che è successo. Ma parla di tragico errore di cui si dichiara profondamente addolorato accreditando però l'informazione data da tutti i media che un tifoso è stato colpito per sbaglio a seguito di una rissa fra ultrà. Secondo una logica la cui razionalità appartiene a quel genio oscuro del Viminale, con l'assenso del ministro dell'interno Amato e del viceministro Minniti, Manganelli avrebbe imposto alla Federcalcio di non fermare il campionato per evitare che Sandri appaia come una vittima della polizia paragonabile a Raciti che il Viminale ha fatto passare per vittima dei tifosi. Risultato: in tutt'Italia esplode la rivolta delle tifoserie - mai tanto solidali fra loro - e, all'opposto della decisione del Viminale, ben tre partite non saranno giocate. Ma guardiamo da vicino i fatti.Primo: E' sin troppo evidente che l'agente ha sparato sull'auto (continua a dire : «Non ho mirato a nessuno»). Allora è diventata questa la modalità operativa abituale degli operatori delle forze di polizia? (si pensi ai diversi fatti recenti: come scrive qualcuno su uno dei tanti siti «Sempre meglio beccarsi una multa che una pallottola al culo, parola di uno che abita in zone dove non è nuovo che poliziotti sparano a persone che non si fermano ai posti di blocco vedi poliziotto che a Pozzuoli sparò a un ragazzo»). Non è forse questo il comportamento che tende a diffondersi fra molti operatori delle polizie (pubbliche e private, nazionali e locali - per fortuna non fra tutti) a seguito dell'esaltazione della «tolleranza zero»? Non è forse lo stesso modello operativo che i militari adottano in Iraq e altrove? Non si sta coltivando questo tipo di pratiche a forza di reclutare nelle polizie di stato e anche in quelle locali nonché nelle private solo i giovani che hanno svolto il servizio militare volontario? (i concorsi pubblici non si fanno più). Altro che mancanza di addestramento e di fondi, come piagnucolano certi personaggi; per la sicurezza (pubblica e privata) si spende sempre di più e l'Italia è il paese che in proporzione spreca più risorse. E dov'è il controllo democratico che dovrebbe assicurare la prevenzione di comportamenti illeciti e in particolare violenti da parte degli agenti? Al contrario, come s'è ben visto dopo Napoli e soprattutto dopo il G8 di Genova, gli autori di violenze degne di squadristi in divisa non solo non sono sospesi ma vengono promossi. Non sorprende quindi che in un contesto in cui si inneggia alla tolleranza zero qualsiasi agente zelante (se non fascista) si senta autorizzato e «coperto» nel trattare come nemico di guerra chiunque consideri fuori dalla (sua) legge.Secondo: I ministri Pisanu e Amato nonché i dirigenti delle forze di polizia meriterebbero un premio speciale di arguzia nel governo dell'ordine pubblico. Sono comunque riusciti a favorire un evento storico: la solidarietà fra tutte le tifoserie spontaneamente unite in un'unica mobilitazione contro la polizia. Come non capire che a forza di accanirsi con misure da tolleranza zero e di criminalizzazione delle tifoserie si finiva per ottenere la rivolta generalizzata che ovviamente identifica come nemico la polizia? (che è anch'essa vittima di tale genio). Non si tratta solo di dabbenaggine nella comunicazione ma anche di un gravissimo giocare col disordine: dopo che s'è provocata l'esplosione si ordina di lasciare «sfogare i teppisti» e di fatto di far ferire gli agenti più ingenui o che magari cercano la mediazione. E' insomma il classico risultato di un governo autoritario dell'ordine pubblico che pretende di escludere la saggia negoziazione pacifica delle regole del disordine articolata con l'eventuale isolamento e repressione dei veri provocatori. E' infatti probabile che ci sia stato anche stavolta lo «zampino» dei fasci-nazi di Forza nuova magari in combutta con qualche dirigente di polizia sensibile a quest'orientamento e con qualche politicante che non rinuncia mai a giocare sporco con la speranza di mettere ancora più in crisi il traballante governo. Ma, la tattica di gestione della crisi da parte del ministero dell'interno si presta allo scontro con il sostegno di tutti i benpensanti che straparlano nei media aizzando sempre più scontri. Ecco una breve carrellata di tali perle: «orgoglio tribale degli ultras» ... ... imbarbarimento ... delirante «guerra» ... «terrorismo domenicale»... forse non è sbagliato pensare a vietare del tutto le trasferte delle tifoserie, ... la voglia matta di aggredire il «nemico» non sono gestibili da nessuna polizia del mondo, a meno di non militarizzare una volta la settimana autostrade, stazioni ferroviarie e piazze... «Il canagliume attendeva solo un pretesto per scatenare lo scempio e la bestialità che abbiamo visto». E per finire, la procura di Roma esaspera la logica ideologica della criminalizzazione: i tifosi arrestati saranno imputati con l'aggravante di terrorismo (come si sa si può applicare anche ai pacifisti e agli sradicatori di piante ogm). Eppure le polizie sanno bene come, dove, quando e chi organizza le provocazioni di forza nuova. O queste fanno comodo per esasperare ancora di più un neo-stato di polizia che certo non mancherà di colpire chiunque disturbi il disordine permanente che è utile ai neoconservatori?

Intervista a Fausto Bertinotti Crisi della politica, bilancio di un anno e mezzo di governo e «cosa rossa»



Un'altra sinistra è possibile. Anzi, obbligatoria
«La scommessa sul rapporto virtuoso tra governo e movimenti non ha funzionato. Serve un'unità politica a sinistra, da subito. Per evitare che il nostro ruolo sia solo quello di limitare i danni. E poi scomparire» La riforma elettorale è urgente. Ma i vincoli di coalizione immobilizzano. Le alleanze si facciano in Parlamento
Gabriele Polo

Come rilanciare l'alternativa politica in Italia e in Europa senza adattarsi alla limitazione del danno e, contemporaneamente, senza riaprire le porte del potere alla destra? Tradotto: come riavere una sinistra non subalterna al centro senza far cadere Prodi e rimettere Berlusconi (o chi per lui) a palazzo Chigi? Bel busillis. Cui Fausto Bertinotti risponde con una rievocazione: «In certi momenti vale quel che dicevano gli operai a proposito degli aumenti salariali, 'Pochi, maledetti e subito è sempre meglio che niente'». Tradotto: teniamo in piedi il governo, facciamo una riforma elettorale che limiti i vincoli del maggioritario e diamo subito vita a un soggetto «unitario e plurale» della sinistra con chi ci sta. «Anche perché - va al dunque il presidente della Camera - il nostro scommettere su un circolo virtuoso tra azione di governo (riformatrice) e movimenti (che incalzano il quadro politico), è stata sfiduciata dai fatti». Cioè si è ridotta alla contrattazione del «meno peggio», mentre si divarica la forbice tra la rappresentanza politica e conflitti sociali e si erode il consenso elettorale della sinistra.

Sembra che tutta la sinistra sia un po' inadeguata. Pensa alla manifestazione del 20 ottobre: una grande partecipazione, una richiesta di «esserci» e, poi, scarsissime risposte, se non generiche, della rappresentanza. Non è questa la vera crisi della politica?

Più si constata il successo della manifestazione del 20 tanto più si vede in controluce la profondità della crisi della politica. Nel Pd e dintorni c'è stata una omissione totale di quell'evento. A sinistra c'è stato più un sollievo da scampato pericolo che un investimento politico-intellettuale, mentre ci si aspetterebbe una socializzazione di una riflessione comune su cosa è accaduto, sul perché c'era così tanta gente in piazza e con così tanta passione politica, su quali problemi sociali ciò rivela. Invece, avendo la questione del governo come problema centrale - sia per rifiutarlo che per consolidarlo - l'indagine sulla soggettività del movimento - su ciò che rappresenta e chiede - viene lasciata in secondo piano. Allora la crisi cui siamo di fronte sta nella difficoltà di trovare la soggettività politica e sociale necessaria a potere realizzare un protagonismo capace di intervenire sulla scelta dello stato, sulle scelte economiche, sulle grandi scelte dei diritti sociali, cioè nei luoghi della formazione della decisione politica. Questo mi pare il punto irrisolto.

Nel merito e nel metodo, nei contenuti e nella loro rappresentanza politica. Parlando dei primi: nel tuo editoriale dell'ultimo numero della rivista, «Alternative per il socialismo», ritorni alla centralità del lavoro. E' un ripensamento rispetto alla fase dei movimenti, seguita poi da quella della battaglia politica dentro le istituzioni?

Quei passaggi sono tutte facce dello stesso prisma. Io però riconosco che di volta in volta, se non una centralità però un bandolo della matassa andrebbe tirato e io penso che la crisi sta arrivando proprio al fondo. Se mi si chiede: ma quale è la chiave di volta dell'uscita dalla crisi? quale è la ragione prima della crisi della sinistra? Rispondo che il nodo va cercato nel rapporto fra il lavoro, la società e la politica. Non per una nuova centralità operaia, non per ignorare la critica del femminismo alla società patriarcale o quella ambientalista alla devastazione prodotta dal capitalismo, non per cancellare le storie e i contenuti dei movimenti e le loro diversità, ma perché possano collocarsi in una ipotesi di trasformazione della società e di capacità di intervento sulla decisione della politica, sul luogo strategico di decisione della politica. E secondo me hanno bisogno di ritrovare un nesso con il lavoro in tutte le sue dimensioni. Non è casuale che il successo della manifestazione del 20 sia legato alla lotta alle precarietà. E quella del lavoro non sarà asaustiva ma è paradigmatica.

Sul metodo e sulla rappresentanza politica il minimo che chiedeva la piazza del 20 ottobre era un luogo per una pratica comune, anche istituzionale.Mi sembra invece che persino su questo ci sia un tira e molla, tra identità da conservare e ruoli dirigenti da preservare... Insomma, se continua così non ci sarà né cosa rossa, né semplicemente nessuna «cosa».

Con il massimo rispetto per tutti coloro che si spendono quotidianamente nelle attività di partito, mi sembra che ci siano troppe rigidità. Capisco i problemi e le resistenze, però per questo vale il vecchio detto di Vittorio Foa quando fu tentata l'unità sindacale: «Per imparare a nuotare bisogna buttarsi in acqua». E' già troppo che stiamo sulla spiaggia.

C'è un passaggio politico obbligatorio, che chiama in causa i gruppi dirigenti della sinistra...

Come era la vecchia formula operaia a proposito di aumenti salariali? Pochi, maledetti ma subito. Benissimo. Come viene fuori questa «cosa»? Un po' rozza, approssimativa, ma unitaria. Tutto il resto viene subito dopo: come deve essere organizzata, che tipo di costruzione teorico-politica, la definizione del programma fondamentale... Ma bisogna partire, con chi ci sta.

Intanto la sinistra si sta logorando in una continua rincorsa alla riduzione del danno stando in un governo che non godendo di ottima salute pone spesso l'antica alternativa tra mangiare una cattiva minestra o saltare dalla finestra. Un po' logorante...

Io credo che la prosecuzione dell'attuale governo sia auspicabile, perché alcuni risultati si possono ottenere anche con la riduzione del danno, basti pensare alle recenti vicende sul pacchetto sicurezza: cosa sarebbe successo con un governo di centrodestra? Per quante critiche si possano fare alla situazione attuale, non c'è paragone. Tuttavia non possiamo non fare il bilancio di un anno e mezzo di governo e vedere - lo dico per me - che l'investimento su un rapporto inedito tra movimenti e governo per realizzare una nuova fase riformatrice, è stato contraddetto dai fatti. E, allora bisogna anche agire sul terreno dell regole istituzionali, per liberare la politica dai lacci che la imprigionano. Da una logica che impone maggioranze per riavere la possibilità di scegliere le alleanze non prodotte da una coazione.

E se non riesce a farlo questo governo, con un esecutivo istituzionale che cambi la legge elettorale? Per far sì che le alleanze si facciano in Parlamento e non in campagna elettorale?

Sì, alleanze che si annuncino prima, che si fanno in Parlamento ma che in ogni caso producono una possibilità di libertà nella scelta delle alleanze. Mentre penso che nell'attuale sistema politico istituzionale la rottura del rapporto tra la sinistra e il centrosinistra sia una tragedia, in un sistema liberato da questo vincolo del maggioritario si aprirebbe una dialettica politica più ampia, quella permessa da un sistema alla tedesca. Anche per riguadagnare la centralità del «medio termine», ed evitare che tutto sia assorbito dall'emergenza del giorno per giorno con al centro solo la sorte del governo.

Ritorniamo alla questione del governo e al ruolo della sinistra al suo interno. Per quanto può durare la strategia della riduzione del danno senza provocare danni irreparabili in termini di rappresentanza sociale e di consenso elettorale? Non è che la sinistra salvando il centrosinistra rischia di estinguersi?

Il rischio c'è, ma come fai a proporre un'uscita da sinistra? Scartiamo che si possa fare con una crisi di governo, non mi sembra che sia quello che chiede la nostra gente, lo abbiamo visto anche il 20 ottobre. Secondo me c'è uno spazio per un rilancio dell'attività di governo, attraverso una rivitalizzazione di alcuni suoi elementi programmatici da ottenere con un dibattito politico molto impegnativo, valorizzando l'iniziativa sociale - e non penso solo alle manifestazioni o al volontariato, penso alle tante pratiche politiche positive in tante parti d'Italia. E poi attraverso una verifica politica.

Stai pensando a un rimpasto di governo?

E' un terreno su cui non posso entrare. Ma credo che vada messa in campo e fatta pesare la partecipazione delle persone. Mi piacerebbe che la maggioranza inventasse, nelle forme che vuole, con l'approssimazione che crede, una sorta di verifica programmatica. Le forze della maggioranza possono pensare a un percorso di consultazione di massa, aperta, pubblica, assembleare? Credo che la sinistra avrebbe tutto da guadagnarci per contare di più e recuperare alcuni punti programmatici dell'Unione.

Però intanto ci si divide persino sulla simbologia. In un processo unitario e plurale, che ne facciamo dei simboli di ciascuno? Falce e martello in soffitta?

E' bene che ciascuno tenga per sé i propri simboli e sarebbe un male pensare che i simboli abbiano la stessa valenza temporale dei programmi o degli schieramenti. I simboli non sono legati a una contingenza e per averne di nuovi non ci si può affidarere a delle invenzioni, nascono da processi storici. E, poi, per l'immediato un nome che unisce ce l'abbiamo già. Semplice, semplice: sinistra.

Un' ultima cosa. Se te la riproponessero oggi, accetteresti la presidenza della Camera?

L'accetterei, per tre motivi. Perché permette una conoscenza delle istituzioni che troppo spesso viene sottovalutato, come ci aveva ricordato parecchi anni fa Pietro Ingrao. Perché permette di dare visibilità e far diventare elementi di battaglia politica temi sociali troppo spesso messi in secondo piano: per fare solo un esempio gli infortuni sul lavoro. E perché dodici anni di direzione di un partito sono tanti, troppi per chi la esercita, come per chi la «subisce».

SONDAGGIO DELLA SETTIMANA: ANALISI DEL VOTO

ANALISI DEL VOTO


HAI ANCORA FIDUCIA NEL GOVERNO DELL'UNIONE?



L’ufficio stampa resistat è in sciopero quindi l’analisi del voto andrà in forma ridotta.


Lo spauracchio di berlusconi perde.

La sfiducia è impronunciabile .

La sinistra è incazzata. Ovvero uno di sinistra che ha eletto un governo di centro-sinistra si aspetta qualcosa di sinistra. Una soluzione suggerita sarebbe quella di mutui a tasso agevolato, magari una banca ben disposta...(antonveneta forse...??)

UFFICIO STAMPA ResIsTAt


Sentiti auguri a w&da

Con la presente esprimo i più sentiti auguri agli amici democratici,
in particolare a walt e max.
FATECI SOGNARE!

per maggiori info:
banca anton veneta punto it

decreto sicurezza...


KHORAKHANE' (F. De Andrè)


Il cuore rallenta la testa cammina in quel pozzo di piscio e cemento a quel campo strappato dal vento a forza di essere vento

Porto il nome di tutti i battesimi ogni nome il sigillo di un lasciapassare per un guado una terra una nuvola un canto un diamante nascosto nel pane per un solo dolcissimo umore del sangue per la stessa ragione del viaggio viaggiare

Il cuore rallenta la testa cammina in un buio di giostre in disuso qualche rom sì è fermato italiano come un rame a imbrunire su un muro


Saper leggere il libro del mondo con parole cangianti e nessuna scrittura nei sentieri costretti in un palmo di mano i segreti che fanno paura finché un uomo ti incontra e non si riconosce e ogni terra si accende e si arrende la pace

I figli cadevano dal calendario Yugoslavia Polonia Ungheria i soldati prendevano tutti e tutti buttavano via


E poi Mirka a San Giorgio di maggio tra le fiamme dei fiori a ridere a bere e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi e dagli occhi cadere

Ora alzatevi spose bambine che è venuto il tempo di andare con le vene celesti dei polsi anche oggi si va a caritare


E se questo vuol dire rubare questo filo di pane tra miseria e fortuna allo specchio di questa kampina ai miei occhi limpidi come un addio lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca il punto di vista di Dio


Čvava sero po tute i kerava jek sano ot mori i taha jek jak kon kašta vašu ti baro neboavi ker.

kon ovla so mutavlakon ovla ovla kon aščovi me ğava palan ladi me ğava palan bura ot croiuti

sicuri di votarlo??



Il decreto ammazza poveri
Valentino Parlato


Il decreto antiromeni se non fascista, certo fascistizzante, non può essere approvato, non dovrebbe essere approvato, dai parlamentari del neonato Partito democratico e tanto più da quelli di Rifondazione, dai verdi e dai comunisti italiani. Tanto più dovrebbe essere respinto dalle forze di centro-sinistra e di sinistra ove ci fosse il consenso della Casa delle libertà e dell'ex Movimento sociale di Fini. Affermare, per legge, che chi non riesce a guadagnarsi il cosiddetto pane quotidiano va cacciato e con espulsione «coatta» è solo l'anticipazione, nazista, che i poveri vanno ammazzati.La questione è politica e anche morale. E il nostro paese sta facendo una figuraccia internazionale. Ieri tutti i giornali d'Europa (i loro paesi non sono tanto meglio del nostro) ci hanno accusato di essere un po' selvaggi e lontani dalla civiltà europea. I giornali di quei paesi imbrogliano. Anche loro sono piuttosto come noi, tuttavia il comportamento del nostro attuale governo ha dato loro il destro di metterci alla gogna. Oltre che l'errore di principio, di moralità politica, l'attuale governo, i partiti che lo sostengono e, soprattutto, il suo ministro degli interni sono stati goffi, subalterni e autolesionisti.Tutto questo per dire che un paese serio risponde alle sfide che lo investono e non soggiace ad esse. Tanto più che il nostro paese è stato un paese di grande emigrazione e dovrebbe ricordare che i siciliani negli Usa erano considerati assai peggio dei rumeni e dei rom. Tuttavia, se non sbaglio, gli Stati uniti non fecero mai una legge per l'espulsione coatta dei siciliani e degli italiani.Certo, l'Italia oggi è un paese diviso tra i delusi delle speranze di rinnovamento socialista e i soliti, storici reazionari, che hanno sempre accompagnato la nostra storia nazionale. L'affare dei romeni e dei rom e del decreto caccia stranieri, benché europei, è il terreno di confronto tra la civiltà e la reazione troglodita, non dico tra la sinistra e la destra in un normale confronto democratico. Non dico che saremmo alla «difesa della razza» (di tremenda memoria), ma all'esaltazione dell'egoismo di gruppo o di famiglia.Domani, o qualche giorno dopo, vedremo quel che accadrà. Certo se quelle forze che ancora si dicono di sinistra e non soltanto democratiche daranno via libera a quel decreto, sarà un terribile passo indietro della nostra civiltà.Se le forze di sinistra, che si dicono ancora di sinistra, daranno via libera a questo decreto ammazza immigrati, vorrà dire che siamo a una crisi della democrazia italiana, che siamo a un fascismo di sostanza anche se non dichiarato. Mi si obietta: ma se le forze di sinistra voteranno contro potrà cadere il governo Prodi e si aprirebbe la via al ritorno di Berlusconi. Questo rischio c'è, ma forse è preferibile un ritorno di Berlusconi a una berlusconizzazione di noi stessi.

non so voi ma io condivido a pieno...

APPELLO PER LA MANIFESTAZIONE A POTENZA VENERDI 9 NOVEMBRE IN OCCASIONE DELLO SCIOPERO GENERALE/GENERALIZZATO

Lo sciopero del prossimo 9 Novembre, indetto a livello nazionale dal cartello delle organizzazioni sindacali di base ed indipendenti; da numerose associazioni politiche e culturali, dai coordinamenti di lotta territoriali e dei centri sociali, dalle aree critiche della sinistra politica e sindacale,
tende a coinvolgere attivamente tutti i settori del Pubblico Impiego e del Privato, le lavoratrici ed i lavoratori precari, i pensionati, i disoccupati, i coordinamenti degli studenti universitari e delle scuole secondarie superiori contro gli effetti e le prospettive neoliberiste messe in campo dall’attuale Esecutivo.

Le parole d’ordine concordate riguardano infatti la necessità di lottare
per cancellare il Protocollo del 23 Luglio 2007 sul Welfare, che distrugge le pensioni e favorisce la diffusione e la cristallizzazione della precarietà nei rapporti di lavoro;
per abrogare la Legge 30 di Maroni ed il “pacco” di Treu ed affermare il diritto al futuro per le giovani generazioni;
per conquistare la pienezza del concreto diritto di cittadinanza con accesso ad un lavoro stabile, tutelato ed in sicurezza, con affermazione del diritto universale di accesso al reddito ed estesi ed esigibili servizi sociali
per salari europei (a pari lavoro devono corrispondere pari salari!) ed inversione della tendenza all’allungamento della giornata lavorativa sociale, respingendo al contempo le penalizzanti logiche concertative ed il tentativo di trasformare i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro da biennali in triennali ed esigendo la restituzione del maltolto ai/lle lavoratori/trici;
per affermare la cultura della solidarietà internazionalista tra migranti e stanziali attraverso la parità dei diritti lavorativi e sociali, contro le crescenti politiche repressive e securitarie;
per la difesa del TFR e delle pensioni pubbliche e private dalla trappola dei Fondi privati;
per la difesa ed il potenziamento del carattere pubblico dei servizi e dei beni comuni (previdenza, scuola, sanità, trasporti, energia, comunicazioni, casa, acqua, energia, ambiente);
contro la politica economica e sociale affermata nei recenti provvedimenti e nella bozza di Legge Finanziaria che persevera nella logica dei tagli e delle regalie di miliardi di Euro ai padroni ed alle scuole private;
per il ritiro delle truppe italiane dai fronti di guerra, la chiusura delle basi Usa e Nato, per il taglio drastico delle spese militari;
contro il monopolio dei diritti sindacali esercitato da Cgil-Cisl-Uil e per l’affermazione degli elementari diritti di democrazia sui luoghi di lavoro per tutti/e i/le lavoratori/trici, per i Cobas e per tutte le organizzazioni sindacali.

Nel silenzio stampa esercitato dalle maggiori testate del paese, in questi giorni il “Manifesto” e “Liberazione” stanno pubblicando la manchette a pagamento della Confederazione Cobas, che informa su alcuni dei principali appuntamenti per le mobilitazioni provinciali e/o regionali del 9 Novembre, tra cui la manifestazione/presidio a Potenza,
di fronte agli uffici della Regione Basilicata in via Anzio, a partire dalle ore 9,30.
E’ prevista nel corso della mattinata un incontro tra l’assessore regionale a Formazione/Lavoro, il presidente della Giunta Regionale e delegazioni e rappresentanti di lavoratori/trici precari/ie; cococo, ex Lsu, degli enti locali e dei comuni lucani che da anni reclamano il diritto alla stabilizzazione del rapporto di lavoro ed al reddito.
Che tutti/e i/le precari/ie si incontrino per rivendicare, al di là del diverso bacino di sfruttamento quotidiano e/o intermittente (telecomunicazioni, enti locali, sanità, scuola, piccole e grandi aziende), insieme ai futuri precari/lavoratori/disoccupati (studenti e studentesse); insieme ai dipendenti “a tempo indeterminato” che lottano contro la sottrazione dei diritti e condizioni di autoritarismo disciplinare crescenti, per pari diritti e pari dignità di cittadinanza!
La specificità della situazione di crisi politico/economica/ e culturale che attualmente vive la Basilicata richiede un inevitabile momento di confronto con i responsabili dell’esecutivo regionale, che deve essere “stanato” rispetto alle principali nuove emergenze, che costituiscono nel rapporto tra loro un quadro di forte interdipendenza.

1) EMERGENZA POVERTA’ E SPOPOLAMENTO
Circa 1/3 della popolazione lucana oscilla dal di sotto al limite della soglia ufficiale di povertà; la diffusione eccessiva di forme di lavoro nero e precario ed il numero crescente delle dismissioni aziendali, sommata alla difficoltà di prospettive di lavoro, genera un esodo strutturale che impoverisce e dissangua di energie e di intelligenze la nostra Regione da anni.
E’ necessaria un’inversione di rotta fondata sull’elaborazione socialmente partecipata di una coerente politica economica regionale svincolata dall’illusoria e dannosa politica delle royalties, che avvelena il territorio, corrompe i ceti amministrativi, subordina ai diktat strumentali delle lobbies petrolifere (vedi richiesta di utilizzo del 64% del territorio regionale per perforazioni).
Di fronte al fallimento dell’esperimento della Legge di “Cittadinanza Solidale” (come da anni denunziato, alla fine è il sistema di formazione a beneficiarne, non chi ha necessità di lavoro e di reddito), la competente IV Commissione Regionale deve considerare le proposte avanzate nell’audizione con i fautori della proposta di legge di iniziativa popolare sostenuta da migliaia di firme di cittadine e di cittadini lucane/i.

2) EMERGENZA SICUREZZA
A fronte del numero crescente di morti ed incidenti sul lavoro (i nostri amministratori sanno benissimo quante migliaia di infortuni vengono mascherati dietro i permessi per malattia...) l’esecutivo regionale deve emanare in tempi rapidi un deciso atto di indirizzo a tutela delle condizioni e della sicurezza in tutti i posti di lavoro, in grado di rafforzare numero e qualità delle ispezioni, con modalità affidabili ed in grado di far superare e garantire i timori di chi teme il ricatto della perdita del posto di lavoro.

3) EMERGENZA DIRITTI E LEGALITA’
Se è vero che sulla soglia della fabbrica muore la cultura, bisogna pur pretendere che con essa non muoia anche il diritto!
Le ignobili vicende di criminalizzazione di operai e rappresentanti sindacali alla Fiat/Sata di Melfi che sono sotto gli occhi di tutti in questi giorni vengono rappresentate in un voieristico tam-tam mediatico come diretta conseguenza della lotta della straordinaria lotta dei 21 giorni della primavera del 2004. Si criminalizza la lotta operaia e si accetta come atto dovuto il licenziamento degli operai indagati. Il recente licenziamento di un neoeletto delegato RSU nella stessa azienda, in questo clima “facilitato”, viene licenziato con telegramma perchè distribuendo volantini ai cancelli della fabbrica aveva un alterco con una figura gerarchica di reparto.
Dov’è il rispetto dello Statuto dei Lavoratori? Fino a quando dovremo subire la sospensione dei fondamentali diritti costituzionali nelle aziende che operano sulla nostra terra?
Quali sono, a maggior ragione in un momento di grande focalizzazione mediatica e giuridico/politica costituito dalle grandi inchieste in atto sull’intreccio affari/politica/magistratura, le azioni ed i provvedimenti che l’esecutivo regionale intende prendere per superare concretamente queste odiose forme di sospensione del diritto e della legalità?

4) EMERGENZA BENI COMUNI, ISTRUZIONE E FORMAZIONE
La vendita della titolarità allo sfruttamento di importanti sorgenti delle pregiate acque minerali del Vulture alla “Coca Cola Ellenica” rappresenta solo il punto più visibile di un percorso fatto di privatizzazioni e di conferimento di cariche politico/amministrative del relativo ente di gestione “s.p.a.”.
La privatizzazione dell’acqua, dell’energia, della sanità, dei trasporti, lungi dal dimostrare l’atteso esito in termini di minor costo e migliore fruibilità e qualità del prodotto e dei servizi, demolisce la centralità del/lla cittadino/a, trasformato/a in passivo/a azionista forzato senza voce.
In Basilicata, che è terra di potenziale laboratorio di sperimentazione della pratica condivisa e democraticamente partecipata sull’uso non alienato delle risorse, è di evidenza abnorme il rapporto inversamente proporzionale tra espropriazione delle risorse e partecipazione.
Paradigma trasversale del rapporto privatizzazione/espropriazione è inoltre il sistema formativo, detto “sistema formativo integrato” regionale, frutto avvelenato della passata controriforma Moratti ; che nel concreto operare delle forme dell’apprendistato e della L. 30 di Maroni; nell’enfasi che ad esso affidano l’attuale ministro Fioroni con i rifinanziamenti triennali (v. L. Finanziaria 2006 e per ruolo arrtt. 50 e 51 dell’attuale bozza), che per la sua presenza ubiquitaria (alternanza scuola-lavoro, formazione regionale, regolazione stages aziendali, “Cittadinanza Solidale”, riconversione, apprendistato) ed anche in virtù dei rapporti strutturali con enti ed Università, sguscia da per tutto onnivora, affamata di fondi europei e di spazi e mezzi da erodere alla scuola pubblica, difficile al contempo da ricondurre a piena trasparenza.

SONO QUESTI I CONFINI- AUTORITARI E LIBERISTI- IN CUI CI DOBBIAMO RASSEGNARE A VIVERE?

PER LA RIPRESA DI UN VASTO MOVIMENTO CIVILE E DI CLASSE;
PER AFFERMARE DAL BASSO LA SODDISFAZIONE DEL PRIMO BENE COMUNE, LA SOLIDARIETA’ NELLA LOTTA, ADERISCI E FAI ADERIRE ALLO
SCIOPERO ED ALLA MANIFESTAZIONE DEL 9 NOVEMBRE!!!

Potenza, li 1 Novembre 2007 Francesco Masi

(portavoce della Confederazione Cobas di Basilicata)


SINISTRA PLURALE ED UNITARIA... COSA NE PENSI??

Analisi del voto a cura di resistat – il sondaggio resistente


Sinistra unita (e subito), è senz’altro questo il risultato che emerge dal sondaggio. Va però registrato che nella domanda non si chiede soltanto di una sinistra unita, ma anche di una sinistra plurale, è pertanto probabile che ci siano su questo punto dei nostalgici del baffone. Finiscono sostanzialmente pari i rafanielli puri ed i non-votisti, è probabile che tra i nostri sondaggiati ci sia anche una certa paura nei confronti di questa sinistra unita che corre il rischio di diventare un altro calderone di interessi; perché non diventi proprio così, loro devono essere in prima linea a fondare la sinistra dal basso, senza aspettare le direttive e gli ordini: LIBERI TENTATIVI – il pci non è scomparso invano!


Resistat ringrazia i soliti ignoti.

tradizioni da rispettare

Ogn'anno,il due novembre,c'é l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.

Ogn'anno,puntualmente,in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado,e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.

St'anno m'é capitato 'navventura...
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo,e che paura!,
ma po' facette un'anema e curaggio.

'O fatto è chisto,statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d'à chiusura:
io,tomo tomo,stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.

"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del'31"

'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele,cannelotte e sei lumine.

Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
abbandunata,senza manco un fiore;
pe' segno,sulamente 'na crucella.

E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino":
guardannola,che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!

Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?

Mentre fantasticavo stu penziero,
s'era ggià fatta quase mezanotte,
e i'rimanette 'nchiuso priggiuniero,
muorto 'e paura...nnanze 'e cannelotte.

Tutto a 'nu tratto,che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
Penzaje:stu fatto a me mme pare strano...
Stongo scetato...dormo,o è fantasia?

Ate che fantasia;era 'o Marchese:
c'o' tubbo,'a caramella e c'o' pastrano;
chill'ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu 'nascopa mmano.

E chillo certamente è don Gennaro...
'omuorto puveriello...'o scupatore.
'Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
so' muorte e se ritirano a chest'ora?

Putevano sta' 'a me quase 'nu palmo,
quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto,
s'avota e tomo tomo..calmo calmo,
dicette a don Gennaro:"Giovanotto!

Da Voi vorrei saper,vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir,per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!

La casta è casta e va,si,rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava,si,inumata;
ma seppellita nella spazzatura!

Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo,quindi,che cerchiate un fosso
tra i vostri pari,tra la vostra gente"

"Signor Marchese,nun è colpa mia,
i'nun v'avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa' sta fesseria,
i' che putevo fa' si ero muorto?

Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse
e proprio mo,obbj'...'nd'a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".

"E cosa aspetti,oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!"

"Famme vedé..-piglia sta violenza...
'A verità,Marché,mme so' scucciato
'e te senti;e si perdo 'a pacienza,
mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...

Ma chi te cride d'essere...nu ddio?
Ccà dinto,'o vvuo capi,ca simmo eguale?...
...Muorto si'tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'na'ato é tale e quale".

"Lurido porco!...Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri,nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".

"Tu qua' Natale...Pasca e Ppifania!!!
T''o vvuo' mettere 'ncapo...'int'a cervella
che staje malato ancora e' fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella.

'Nu rre,'nu maggistrato,'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto,'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?

Perciò,stamme a ssenti...nun fa''o restivo,
suppuorteme vicino-che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie...appartenimmo à morte!"

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