commissione d'inchiesta GENOVA 2001 PER NON DIMENTICARE

L'istituzione della Commissione d'inchiesta sui fatti del g8 di Genova è stata bocciata dal Parlamento con i voti contrari dell'IdV e di Mastella, che hanno votato compatti con il Centrodestra, dando prova di una grande maturità politica nell'anteporre il bene della collettività ai personalismi ed agli screzi dei giorni passati. Questa notizia arriva poche ore dopo l'approvazione in Consiglio dei Ministri sul pacchetto Sicurezza (con i soliti astenuti...ma ormai non fanno più notizia, sappiamo bene che fanno parte di un'ala estrema ed intransigente che non vede l'ora di far cadere questo governo e riconsegnare l'Italia in mano all'orco Berlusconi ) che rafforza i poteri di sindaci e prefetti nella gestione della sicurezza pubblica, introduce la certezza della pena per chi scippa o rapina ( vuol dire che, allo stesso modo dei reati di mafia o terrorismo, non ci saranno sconti o diminuzioni della pena ) e che, per perfezionare il monitoraggio ed il controllo sociale, istituisce la banca del DNA.
Finalmente l'idea che la sicurezza è un bene di tutti e per tutti e che i problemi di ordine pubblico si risolvono con autoritarismo e repressione diventa patrimonio comune e non solo delle destre.
Bene così, andiamo avanti. Questo vogliono gli italiani.
Basta parlare di massacri compiuti ai danni di migliaia di persone inermi in quei giorni di Luglio di sei anni fa, basta con le urla, con le immagini di ragazzi e ragazze picchiati selvaggiamente dalle forze dell'ordine nella scuola Diaz, .basta santificare quel manipolo di facinorosi. Basta con questi atteggiamenti cafoni ed irriverenti di coloro che, anziché ospitare con gli onori e le reverenze del caso gli uomini più importanti della terra, hanno contestato, manifestato pubblicamente il loro dissenso. L'Italia è un paese democratico, non permetterebbe mai di zittire una voce contraria, ma questi no-global non potevano farlo in maniera più decorosa, magari attraverso una raccolta firme o mandando qualche loro leader a parlare da Vespa a Porta a Porta?
Basta con questa maleducazione tutta italiana.
E Basta con chi ancora parla di quel ragazzo morto ammazzato a soli vent'anni, ancora non avete capito che è stato ucciso da un sasso lanciato dagli stessi manifestanti?
Basta soprattutto con queste richieste assurde di Verità e di Giustizia, come se una democrazia moderna come la nostra nasconda ancora negli armadi scheletri e vergogne. Davvero c'è chi crede ancora a queste favole di stampo ideologico, figlie di una storia che non ci appartiene e che mai ci è appartenuta??
Verità e Giustizia sono alla base del nostro Bel Paese, basti pensare a come brillantemente sono stati risolti il delitto di Cogne, e tanti altri terribili fatti di cronaca. Certo, sarebbe disonesto dire che nulla è rimasto impunito, ma possiamo considerarli come normali eccezioni fisiologiche, ingranaggi malconci di un sistema tutto sommato sano. Proprio come quando un atleta ha un dolorino al ginocchio. Ma bisogna stare molto attenti alle strumentalizzazioni di certi provocatori che ancora guardano alle stragi di Bologna e di Milano, ad Ustica, ai tanti omicidi dettati da trame oscure, come se Verità e Giustizia fossero costanti negate, parole spesso abusate dal potere che in realtà si è sempre ben visto di tradurle in atti concreti. Il vero problema è che viviamo in un mondo che viaggia con ritmi così veloci che diventa quasi impossibile stare al passo con i tempi, figuriamoci se possiamo recuperare fatti passati e ormai scaduti nella memoria. E poi, come dice quella canzonetta napoletana " Scordammoce o' passato..." ma sì, Basta anche con questo atteggiamento da vecchi rancorosi sempre pronti a guardarsi indietro.
Basta, basta, basta, e bene hanno fatto in Parlamento a farla finita con questa idea della Commissione d'Inchiesta.
Basta parlare di Genova 2001 e poco importa se Amnesty International abbia considerato quei tre giorni come la più grande violazione dei diritti umani in Occidente dal dopoguerra ad oggi.
Basta parlare di un altro mondo possibile, di sogni realizzabili, di felicità collettive, di Verità, di Giustizia, di Pace e di Uguaglianza.
Basta, altrimenti potremmo cominciare a crederci per davvero e...chissà...

ascanio

Pagherete caro, pagherete tutto!

Lo Stato (portate un po' di rispetto) ha chiesto un risarcimento di 2,5 milioni di euro per danno all'immagine a carico dei 25 imputati accusati di devastazione durante il G8 di Genova. Insomma, il mondo ci stava guardando e abbiamo fatto una bella figura di merda. Il conto, 100 mila euro a testa, è stato presentato dall'avvocato dello Stato Ernesto de Napoli. Ma allora, se proprio dobbiamo fare i conti, consultiamo alcune voci del tariffario ufficiale. I finti alberi di limone piantati da Berlusconi per fare bella figura: 100 mila euro. Le finte molotov portate alla scuola Diaz, la macelleria messicana: 1 milione. Le chiazze di sangue impastato sui muri: 3 milioni. Le torture di Bolzaneto: 5 milioni (cui bisogna aggiungere la brillante carriera del medico torturatore, 8 milioni). I carabinieri travestiti da black bloc: 10 milioni. L'ex capo della polizia De Gennaro promosso da Prodi: 50 milioni. Le teste spaccate dei manifestanti a braccia alzate: 100 milioni. Carlo Giuliani non ha prezzo, ma il poliziotto che gridava «l'avete ammazzato voi» sì: 200 milioni. Ridateci almeno questi, perché il danno (non di immagine) fatto alla democrazia, quello, non si può risarcire.

Luca Fazio
Dal Manifesto del 27.ottobre.2007
www.ilmanifesto.it

Il silenzio di Brienza




“ Il quotidiano della Basilicata” di domenica 21 ottobre 2007



Il Silenzio di Brienza

di Francesco Altavista

---Una cittadina come tante altre, Brienza, distesa tra le montagne , ad occhi chiusi , stanca ed appassita, perché vede morire uno dei propri figli a 24 anni. Si può morire in tanti modi, ma perché strappare un libro che non si è finito di leggere , chiudere una storia che ancora si deve scrivere, gridare solo quando non si ha più voce , abbandonare la vita per uno stupido gesto di ribellione caratterizzato dal conformismo della droga. Francesco è morto, ma Brienza è stanca di combattere, tra qualche giorno tutto sarà dimenticato, le lacrime saranno asciugate dal soverchiante sole, la rabbia scomparirà tra il fumo di una canna e un bicchiere di prosecco. Il piccolo dramma è già finito , Francesco ha lasciato il palcoscenico uscendo dalla porta principale, è morto un altro drogato e in tanti ringraziano il cielo perché in questa terribile roulette non è toccato ai propri figli e si può continuare a far finta di non vedere. Di non vedere bambini 12-13 anni già integerrimi partigiani di uno strumento di morte, che uccide ogni giorno parte dell’anima e predatore , in un attimo silente di un sussulto di speranza, della vita. In espressione estrema di” borghesismi” e di spiccato perbenismo , la cittadinanza si indigna , ma rassegnata abbassa gli occhi come se fosse una fine già scritta. L’unica consolazione è cercare un colpevole che fantasticamente esiste in una sostanza senza anima, ma in realtà siamo tutti responsabili perché tutti potevamo fare qualcosa, è caduta un’altra mela acerba da un albero ormai secco. Poco importa un grande cuore , una spiccata intelligenza e un’introvabile sensibilità, tra frasi di circostanza e riferimenti ad una mafia lontana che però guarda celata dietro l’angolo, si spegne un’altra fiamma e credendo di nascondere una puzza insopportabile di un mondo chiuso, tanti fiori e mille colori ad ornare strade e parole sporche di sangue. Povera Brienza che si attacca a piccoli litigi e in cuor suo invidia Francesco , perché è riuscito a lasciare una strada di passività cronica, in modo anonimo. Poche righe scritte , su un giornale, in un istante di conforme perbenismo, per vestire di belle parole una volontà repressa di dire basta ma in realtà solo un modo per dire “ A presto Francì ”.


sondaggio della settimana: analisi del voto

ANALISI DEL VOTO

RESISTAT – il sondaggio resistente

CHI AVRESTE SCELTO COME SEGRETARIO REGIONALE BASILICATA DEL PD?


Il sondaggio urla “allarme allarme”, perché? Questo non si sa e non lo sa neanche il sondaggio. Prevalgono palesemente due linee di pensiero: da un lato i miglioristi magnellani, che individuano un leader di rilievo in magnella per la conservazione dell’autopotere in basilicata, dall’altra parte ci sono quelli che non ci stanno, perché dietro il risultato sconcertante di nulle/bianche si nasconde in realtà un nome che è rimasto nell’ombra delle opere democristiane oscuratrici della storia e dell’emancipazione, quel nome è a.scuzza, biologicamente morto ma tanto caro alla fetta più grossa dei sondaggiati. Scarso successo riscuotono la linea terremotista e quella cattolica e c’è poco da commentare. Tornando al duetto magnella-scuzza riteniamo una buona sintesi la possibilità che sia magnella il segretario dei nostri sondaggiati, ma con solide basi teoriche scuzziane.
Si ringraziano collaboratori e sponsor.

UFFICIO STAMPA RESISTAT
In collaborazione con porto battipaglia
SPONSOR: la mela e la cotogna.

MANIFESTAZIONE SABATO A ROMA


DOMANI AUTOBUS ORE 7.30 VIA ZARA (POTENZA)
PER PRENOTAZIONI ED INFORMAZIONI TEL. 3381251167

genova 2001...finalmente un primo passo



di Haidi Giuliani



Sei anni. Tanto c'è voluto per il primo via libera, a Montecitorio, alla commissione d'inchiesta sui fatti di Genova 2001. E' solo il primo passo. Sei anni dopo. Dopo quello che Amnesty International ha definito, con una sua inchiesta indipendente, la più grave violazione dei diritti umani, in Occidente, dalla fine della seconda guerra mondiale. Dopo il blando comitato di indagine conoscitiva stabilita dal governo che gestì il G8 e i massacri in piazza. Quei parlamentari lavorarono senza avere elementi certi, e documenti, come è stato possibile raccogliere in seguito. Ricordiamo, per l'ennesima volta, le prove false, due molotov, portate apposta dalla questura alla Diaz.
E il via libera di ieri in commissione Affari costituzionali della Camera, giunge quattro anni dopo l'archiviazione dell'omicidio di Piazza Alimonda e tre anni dopo l'avvio lento e faticoso dei processi per gli abusi e le violenze alla Diaz e Bolzaneto. E ancora, sei anni - tanto abbiamo aspettato - per vedere in prima serata sulla tv pubblica una trasmissione, quella di Carlo Lucarelli, che facesse il punto della situazione, una ricostruzione decente di quei giorni. Dalla parte dei fatti. Proprio quello che dovrà fare la commissione della Camera quando, finalmente sarà istituita. Sei anni, credo bastino. Ora le destre protestano: lo chiamano colpo di mano, e non solo loro, ma anche pezzi della maggioranza attuale, dipietristi e Udeur, si sentono ostaggio della sinistra estrema.Farebbe ridere se non fosse così triste questa carica di anatemi contro un'inchiesta parlamentare scritta nero su bianco nel programma dell'Unione. E che, comunque, ha dovuto aspettare un anno e mezzo per il primo via libera, quello di ieri, alla commissione Affari costituzionali della Camera. E' sempre triste leggere le dichiarazioni di chi parla a prescindere, senza voler vedere o ascoltare e neppure leggere. La carica di accuse, dall'opposione e persino dalla stessa maggioranza, svela che,evidentemente, c'è molto da nascondere. E si teme che l'opinione pubblica conosca i fatti nella loro interezza.Chi è dalla parte della polizia democratica, in realtà, siamo noi che chiediamo verità e giustizia. E chi a destra parla di ostilità verso le forze dell'ordine scorda che quand'era al governo ha tagliato ben più risorse a polizia e carabinieri di quanto abbia potuto fare il governo attuale. Per capire come sia strumentale la polemica, si vedano le cinque condanne già subite dal Viminale in altrettanti casi di lesioni a cittadini inermi che manifestavano lontano dagli scontri. Ora il ministero degli Interni dovrà risarcirli e lo farà con i soldi pagati dalla comunità onesta dei contribuenti e non dai diretti responsabili di quelle violenze.La commissione è temuta ma noi non abbiamo paura di nessuna commissione. Certo, alcuni atti, quelli relativi a procedimenti giudiziari in fase di indagini preliminari, dovranno essere comunque secretati, l'importante è che non si voglia secretare il resto. E il resto dovrà essere la ricostruzione puntuale di quanto accaduto a Genova in quelle giornate di luglio per accertare se è reale la sospensione dei diritti umani e costituzionali denunciata da Amnesty International e quale fu la catena di comando - purtroppo nulla dice il dispositivo sulle responsabilità della politica - a pianificare e gestire il turbamento dell'ordine pubblico anziché il suo mantenimento. Su questo non possiamo accettare altri silenzi, nè altri segreti.Perciò lasciamo lavorare la commissione, augurandole di tutto cuore buon lavoro.

Intervento del subcomandante Marcos, domenica 14 ottobre‏


Pubblichiamo il testo dell’intervento del subcomandante Marcos, domenica 14 ottobre, alla chiusura del primo incontro dei popoli indigeni d’America. La traduzione è del comitato Chiapas «Maribel» di Bergamo.


Autorità tradizionali della Tribù Yaqui di Vicam; leader, rappresentanti, delegati, autorità dei popoli originari d’America presenti in questo primo Incontro dei Popoli Indios d’America; uomini e donne, bambini ed anziani della Tribù Yaqui; osservatori ed osservatrici del Messico e del Mondo; lavoratrici e lavoratori dei mezzi di comunicazione.Sorelle e fratelli:Grandi sono le parole ascoltate in questo incontro. Grandi sono i cuori che hanno partorito queste parole. Il dolore dei nostri popoli è stato raccontato da chi lo subisce da 515 anni: la sottrazione e il furto di terre e risorse naturali, ma ora con i nuovi abiti della «modernità», del «progresso, della «civiltà», della «globalizzazione». Lo sfruttamento di centinaia di migliaia di uomini, donne, bambini e anziani, che riproducono i tempi e i metodi delle encomiendas e delle grandi haciendas dell’epoca in cui le corone d’Europa si imponevano a ferro e fuoco. La repressione con la quale eserciti, poliziotti e paramilitari rispondono alle rivendicazioni di giustizia della nostra gente, come quella che le truppe dei conquistadores usavano per annichilire intere popolazioni. Il disprezzo che riceviamo per il nostro colore, la nostra lingua, il nostro modo di vestire, i nostri canti e balli, le nostre credenze, la nostra cultura, la nostra storia, nello stesso modo di 500 anni fa, quando si discuteva se eravamo animali da addomesticare o bestie feroci da annichilire, e ci si riferiva a noi come inferiori. Le quattro ruote della carrozza del denaro, per usare le parole dello Yaqui, ripercorrono la strada fatta del sangue e del dolore dei popoli indios del continente. Come prima, come 515 anni fa, come 200 anni fa, come 100 anni fa.Tuttavia, qualcosa è cambiato.Mai la distruzione era stata tanto grande ed irrimediabile. Mai era stata tanto grande e incontrollabile la brutalità contro terre e persone, e mai era stata tanto grande la stupidità dei malgoverni che subiscono i nostri paesi. Perché quello che stanno uccidendo è la terra, la natura, il mondo. Senza logica di tempo e luogo, terremoti catastrofici, siccità, uragani, inondazioni si presentano su tutto il pianeta. E si dice che sono «catastrofi naturali», quando in realtà sono state provocate, con accurata stupidità, dalle grandi corporazioni multinazionali e dai governi al loro servizio nei nostri paesi.Il fragile equilibrio della natura che ha permesso al mondo di andare avanti per milioni di anni sta per rompersi di nuovo, ma ora definitivamente.E in alto non si fa niente, se non dichiarazioni ai mezzi di comunicazione e formare inutili commissioni.I falsi capi, i malgoverni, sono idioti che adorano gli anelli della catena che li soggioga. Ogni volta che un governo riceve un prestito dal capitale finanziario internazionale, lo mostra come un trionfo, il pubblicizza su giornali, riviste, radio e televisione. I nostri attuali governi sono gli unici, in tutta la storia, che festeggiano la loro schiavitú, la ringraziano e la benedicono. E si dice che è democrazia il fatto che il Comando della distruzione sia a disposizione di partiti politici e caudillos.«Democrazia elettorale» è come i prepotenti chiamano la lotta per entrare nell’affare di vendere la dignità e portare avanti la catastrofe mondiale. Là in alto, nei governi, non c’è speranza alcuna. Né per i nostri popoli indios, né per i lavoratori della campagna e della città, né per la natura. E per accompagnare questa guerra contro l’umanità, si è costruita una gigantesca bugia.Ci si dice, ci ripetono, ci insegnano, ci impongono, che il mondo ha percorso la sua storia per arrivare a dove comandasse il denaro, quelli in alto vincessero e noi, il colore che siamo della terra, perdessimo. La monarchia del denaro si presenta, così, come il culmine dei tempi, il fine della storia, la realizzazione dell’umanità. Nelle scuole, sui mezzi di comunicazione, istituti di ricerca, libri, la grande bugia riaggiusta la storia e ciò che tiene in mano: il luogo e il tempo, cioè, la geografia e il calendario. In queste terre, che chiamarono «nuovo mondo», loro ci imposero la loro geografia. Da allora ci fu «nord», «sud», «oriente» e «occidente», accompagnati da segni di potere e barbarie.I sette punti cardinali dei nostri antenati [sopra, sotto, davanti, dietro, un lato, un altro lato e il centro] furono dimenticati e al loro posto arrivò la geografia dell’alto con le sue divisioni, frontiere, passaporti, green cards, minuteman, la migra, i muri sui confini. Imposero anche il loro calendario: in alto i giorni di riposo e benessere, in basso i giorni di disperazione e morte. E celebrano ogni 12 ottobre come «il giorno della scoperta dell’America», quando in realtà è la data dell’inizio della guerra più lunga della storia dell’umanità, una guerra che dura ormai da 515 anni e che ha come obiettivo la conquista dei nostri territori e lo sterminio del nostro sangue.Insieme a questo profondo e diffuso dolore, è stata citata anche la ribellione del nostro sangue, l’orgoglio della nostra cultura, l’esperienza nella resistenza, la saggezza di nostri vecchi.In questo Incontro si è guardato indietro e lontano. La memoria è stata il filo invisibile che unisce i nostri popoli, così come le montagne che corrono lungo tutto il continente e ricamano queste terre.Quello che qualcuno chiama «sogno», «utopia», «impossibile», «bei desideri», «delirio», «pazzia», qui, nella terra dello Yaqui, si è sentito con un altro tono, con un altro destino. E c’è un nome per questo di cui parliamo ed ascoltiamo in tante lingue, tempi e modi. C’è una parola che viene dall’origine stessa dell’umanità, e che segna e definisce le lotte degli uomini e delle donne di tutti gli angoli del pianeta. Questa parola è LIBERTÀ.È quello che vogliamo come popoli, nazioni e tribù originarie: LIBERTÀ. E la libertà non è completa senza la giustizia e senza la democrazia. E non può esserci niente di tutto questo con il furto, il saccheggio e la distruzione dei nostri territori, della nostra cultura, della nostra gente. Un mondo senza prepotenti, questo è quello che sembra impossibile immaginare per le persone di oggi. Come se la terra avesse avuto da sempre chi imponesse il suo potere su di lei e su chi la lavora; come se il mondo non potesse essere mai giusto. Sono i popoli originari che guardano al loro passato, che conservano e preservano la loro memoria, quelli che sanno che è possibile un mondo senza Dominatore né dominati, un mondo senza capitale, un mondo migliore. Perché quando innalziamo a bandiera il nostro passato, la nostra storia, la nostra memoria, non vogliamo ritornare al passato, ma costruire un futuro degno, umano.Incontrarci è la conquista principale di questa riunione.C’è ancora molto da fare, discutere, concordare, lottare. Ma questo primo passo sarà un vento fresco per il dolore del colore che siamo del colore della terra. Nel calendario che cominciamo a percorrere, nella geografia che concordiamo, continua una gigantesca sovversione. Per i suoi modi e mezzi non ci sono manuali, ricettari, dirigenti di scrivania e accademia. Invece, c’è l’esperienza dei popoli originari, ma ora con l’appoggio e la decisione dei lavoratori della città e della campagna, dei giovani, delle persone adulte, degli altri amori, dei bambini e delle bambine; di tutte e tutti quelli che sanno che per il mondo non ci sarà un’altra opportunità se questa guerra la vinceranno quelli che stanno in alto.La ribellione che scuoterà il continente non ripercorrerà le strade e le tappe delle precedenti che cambiarono la storia: sarà un’altra. Quindi, quando cesserà il vento che saremo, il mondo non avrà terminato il suo lungo cammino e ci sarà l’opportunità di fare con tutte, con tutti, un domani dove ci siano tutti i colori. A quel tempo del calendario che faremo, in quel luogo della nuova geografia che realizzeremo, la luna cambierà lo sguardo con cui nasce e sarà di nuovo il sorriso che annuncia l’incontro della luce e dell’ombra.


Da Vicam, Sonora, Messico.

Subcomandante Insurgente MarcosMessico, 14 ottobre 2007

SONDAGGIO DELLA SCORSA SETTIMANA - risultati finali

ANALISI DEL VOTO


COSA NE PENSI DEL PROTOCOLLO D’INTESA DEL 23 LUGLIO?


Il primo dato senz’altro di rilievo è un chiaro ed inequivocabile scetticismo rispetto al protocollo. Tra chi dice NO, la gran parte dei votanti, è minoritaria la volontà di fuoriuscire dalla cgil, ma è anche possibile che non ci siano molti iscritti tra gli intervistati, i quali si ritiene siano molti giovani, e pertanto poco pensionati e molto precari, due caratteristiche che escluderebbero l’appartenenza alla cgil. aSINI STRAbici sono quasi minoranza anche dentro loro stessi, per questo era scontata la vittoria di chi si dice “contrario” , che potremmo definire il Walter della situazione, mentre la voglia di iscriversi al sindacato degli asini rappresenta un po’ la rosy della situazione. Evadendo alacremente dalla pessima metafora conservator-democratica possiamo dire che prevale il contrario senza se e senza ma che potrebbe comunque confluire nel nascente sindacato.

UFFICIO STAMPA ResIsTAt

P.S. a discapito di quello che dice la tabella, l'ultimo dato sull'affluenza al voto per il sondaggio settimanale è di circa 3 milioni di votanti.

Dobbiamo fidarci??

PD: QUESTO LA DICE TUTTA....


POVERI NOI.....no, non è una strumentalizzazione...noooooooo.....

A SCUOLA SIAMO ASINI...


SCUOLA: ORA PARLIAMO NOI!!!!

Migliaia di studenti in piazza in autonomia e senza ambiguità
Oggi in molte città italiane gli studenti delle scuole medie superiori sono scesi in piazza contro le normative Fioroni e la sua riforma "cacciavite".Si esaurisce così la pazienza degli studenti che hanno sperato invano nelle promesse del ministro: la riforma Moratti ancora, per buona parte, in vigore, l’educazione e il livello di formazione sempre più critico, l’accesso ai saperi sempre meno garantito e una condizione generale molto arretrata rispetto a molti altri paesi europei.Nelle parole e negli slogan che hanno riempito le città italiane si percepisce una forte opposizione all’attuale gestione del sistema educativo: le riforme sono ancora imposte e non frutto di una concertazione con chi vive veramente la scuola ogni giorno, vengono garantiti sempre meno finanziamenti, adducendo come scusante la presunta autonomia scolastica, i metodi educativi rispondono sempre più ad una logica "securitaria".Oggi, secondo le parole dei giovani manifestanti, si apre un lungo percorso volto a garantire un libero accesso ai saperi, per una scuola egualitaria e veramente formativa, in cui l’obbiettivo non sia solo l’avviamento al lavoro ma una concreta crescita culturale.

SABATO 13 Ottobre - Via Pretoria...TUTTE/I IN MARCIA!!!

MARCIA DEI DIRITTI E CONTRO LA PRECARIETA’

Siamo precari senza nessuna prospettiva, a cui hanno rubato il futuro, la dignità e la speranza.
Siamo quei magistrati che quotidianamente subiscono minacce solo perché abbiamo giurato sulla costituzione di fare il nostro lavoro senza proteggere nessuno.
Siamo abitanti di un territorio svenduto alle multinazionali e agli interessi dei privati e della criminalità organizzata.
Siamo quelli che vivono ancora in baracche di legno e di amianto, dimenticati dai nostri governanti che preferiscono riempire la città di telecamere per risolvere il problema della sicurezza.
Siamo movimenti, studenti, senza casa, migranti, lavavetri, writers, invisibili. Ci aspettavamo che al centro della politica italiana venissero messi i bisogni di milioni di persone, le vite precarie di chi non riesce ad arrivare alle fine del mese, non riesce a pagare l'affitto, fa tre lavori per pagarsi le tasse universitarie, viene discriminato da leggi omofobe e razziste.

Siamo ASINI, gli animali da soma, costretti a lavorare per soddisfare le esigenze del padrone. Sfruttati fino all’osso, non godiamo di considerazione alcuna, addirittura la storia ci ha relegato come termine di paragone per definire gli ignoranti.
Ci hanno messo i paraocchi, quegli aggeggi che servono solo a guardare dritti, ad osservare il mondo che ci è stato imposto, a subire le decisioni di chi ci frusta.
Ma i nostri occhi si sforzano di guardare altrove, verso un orizzonte diverso, fatto di decisioni condivise, di libere scelte, di sogni realizzati.
Noi asini abbiamo deciso di dire BASTA, di ribellarci, di provare a cambiare il nostro presente e di riprenderci il nostro tempo.
E per questo motivo mostreremo il nostro dissenso, MANIFESTANDO SABATO 13 OTTOBRE la nostra voglia di cambiare rotta. Invitiamo tutte e tutti voi che vi sentite asini a partecipare alla MARCIA DEI DIRITTI E CONTRO LA PRECARIETA’, in Via Pretoria dalle ore 20.30

P.S. c’è un solo problema, a furia di guardare in due diverse direzioni ( quella del sogno e quella che ci hanno imposto…) siamo diventati strabici. Magari non saremo belli ma alla fine chi se ne importa…

DAL MANIFESTO di Domenica


Buoni, non toccate il governo amico
di Alessandro Robecchi

Un unico, vero, inoppugnabile argomento viene in questi giorni sbandierato da più parti: chi critica il governo si rende conto che rischia di far tornare Berlusconi? Lo ha detto pure Mastella, quindi dev'essere vero, e del resto è un classico: non lo sentiamo ripetere a ogni passo? Dunque, pensiamoci, prima di avanzare troppe critiche all'esecutivo, pensiamoci prima di fare marce e cortei di protesta. E se poi torna Berlusconi e cancella i Dico che questo governo ha realizzato con tanta prontezza? Non sarebbe una iattura per le tante coppie di fatto che grazie al governo di centro-sinistra hanno conquistato un nuovo e prezioso diritto civile? Certo, è giusto chiedere molto a un governo amico. Ma non bisogna esagerare con le pressioni. E se torna Silvio? Lo scenario è inquietante: metti che torna il Cavaliere e ripristina la legge Biagi-Maroni che questo governo ha così coraggiosamente superato a rischio di far arrabbiare Montezemolo. Non sarebbe triste che per la nostra ottusa radicalità tornassero al governo le destre, magari (parlo per assurdo) proponendo un pacchetto sul welfare gradito a Confindustria? Ammetterete che lo scenario è orribile. Con Berlusconi tornerebbe massicciamente nelle vite di giovani e meno giovani quella precarietà che questo governo ha definitivamente debellato. Per non dire di quel che succederebbe se, per una nostra miope impostazione ideologica, tornasse Berlusconi e abbassasse di nuovo la tassazione sulle rendite finanziarie che questo governo ha così coraggiosamente alzato - come da programma - penalizzando la rendita che non crea lavoro, ma soltanto speculazione e privilegio. Per cui vi prego, compagni, mostratevi un po' più disponibili, fate qualche sforzo. Non vorrete per caso far tornare Silvio e mettere in discussione tutte le mirabili conquiste sociali che abbiamo ottenuto in questo entusiasmante anno e mezzo!

PROTOCOLLO 23 LUGLIO?? NO GRAZIE -2-


Il protocollo di intesa non va bene
Va cambiato



- non cancella lo scalone come speravano le lavoratrici e i lavoratori

- non rivaluta le pensioni logorate dal costo della vita e si limita ad aumentare di 80 centesimi al giorno le pensioni di quanti hanno un reddito inferiore a 650 euro al mese e compiuto 64 anni

- non stabilisce il diritto al minimo di pensione nemmeno per quanti avranno maturato 15 anni di contributi

- non prevede l’unificazione degli Enti previdenziali

- non contiene misure per recuperare i 35 miliardi di crediti che l’INPS vanta dalle aziende né per combattere l’evasione contributiva che sfiora i 40 miliardi l’anno

- ignora molti privilegi presenti nel sistema pensionistico e le conseguenti pensioni d’oro

- Rende una beffa l’esclusione dei lavori usuranti dall’innalzamento dell’età pensionabile istituendo un tetto di soli 5000 lavoratori

- non cancella la legge 30 e conferma la precarietà

- incentiva il lavoro straordinario che viene esentato dagli oneri contributivi

- non istituisce una riforma efficace del welfare rivolta ai lavoratori precari ed esclude tutto il mondo della parasubordinazione

questo protocollo colpisce i lavoratori e le lavoratrici, ma soprattutto quelli precari, i lavoratori a nero, i migranti clandestini, gli studenti e tutti i nuovi lavoratori della conoscenza, della cultura e dello spettacolo.
Riteniamo fondamentale votare NO al referendum indetto dai sindacato confederali.
Ma al contempo abbiamo scelto di promuovere la CONSULTAZIONE PRECARIA per dare voce a chi, questo protocollo, esclude.

Sindacato Precario Autonomo
aSINI STRAbici

PROTOCOLLO 23 LUGLIO?? NO GRAZIE -1-


L’ACCORDO SUL WELFARE SI PUO’ E SI DEVE MODIFICARE

Per farlo ci sono le risorse, l’INPS chiuderà il bilancio 2007 con un attivo di almeno 4 miliardi.

Come coordinamento dei precari verso il 20 ottobre “aSINI STRAbici”

CHIEDIAMO:

Sconfiggere il lavoro precario:

- Cancellando lo STAFF-leasing ed il lavoro a chiamata.
- Riducendo la possibilità di stipulare contratti a termine e la loro non ripetibilità
- Attuando misure per combattere il lavoro straordinario
- Riformando complessivamente del mercato del lavoro che dia stabilità ai giovani.

Una previdenza certa e solidale:

- con un significativo aumento della pensioni minime ed una rivalutazione delle pensioni logorate dal costo della vita.
- rendendo certo che si andrà in pensione con non meno del 60% del salario e prevedere in ogni caso un minimo di pensione
- rendendo effettivo il sistema delle quote eliminando il vincolo d’età e degli anni di contributi
- salvaguardando il diritto delle lavoratrici alla pensione di vecchiaia a 60 anni
- riconoscendo il diritto soggettivo ai benefici previsti per i lavori usuranti e pesanti cancellando il limite di 5000 riconosciute l’anno

Lavoratori, pensionati, precari

Fate sentire la vostra voce partecipando in massa e VOTANDO NO al referendum indetto da CGIL, CISL E UIL

Studenti, migranti clandestini, lavoratori senza contratto, nuovi lavoratori della conoscenza, della cultura, dello spettacolo

Fate pesare la vostra voce partecipando in massa e VOTANDO UN SECCO NO alla CONSULTAZIONE PRECARIA che vuole consultare i soggetti maggiormente colpiti dall’accordo, ma esclusi dalla consultazione dei sindacati confederali.


coordinamento dei precari verso il
20 ottobre “aSINI STRAbici”